La Cartiera della Sega inizia la sua storia nel 1833 con una vertenza tra due imprenditori entrambi intenzionati ad adattare a cartiere due mulini limitrofi, che avevano una lunga storia produttiva di “industrie collegate con l’acqua”, utilizzando il canale San Pietro per macinare, segare (attività che aveva dato il nome della località), conciare, fare calcina ecc.
Dalla documentazione si evince che la cartiera fu attiva per tutto il rimanente del secolo, con qualche occasionale interruzione di produzione. Nel 1877 risulta impiegare 24 lavoranti che diventano 30 nel 1899 di cui “3 fanciulli di età inferiore agli anni 12 ma muniti dell’apposito libretto di lavoro”. La proprietà è passata da pochi anni alla famiglia Ruggeri-Bernasconi, già titolare della Cartiera del Maglio di Sasso Marconi, che introduce un regolamento del lavoro estremamente severo, già in adozione alla casa madre.
All’inizio del nuovo secolo la cartiera fabbrica essenzialmente carta da pacchi e da lettere, ma sta perseguendo un accordo per stampare cartavalori per il Poligrafico dello Stato. Nel frattempo il Ruggeri, intenzionato ad aprire quella che sarà la Cartiera di Brodano, cede la proprietà all’industriale Volpini, già titolare delle Cartiere Toscane.
Nel 1910 l’opificio, che mostra un aspetto edilizio molto simile all’attuale, conta 64 operai, di cui 42 uomini e 22 donne, tutti di età superiore ai 14 anni. I locali sono nel complesso qualitativamente accettabili anche se mancano “un refettorio, un dormitorio e una stanza d’allattamento”.
In questi anni le vertenze sindacali sono numerose con momenti di profonda tensione, mentre le vicende proprietarie risultano a dir poco opache e si risolvono solo nel 1919 con l’allontanamento del Volpini e l’avvento esclusivo del milanese Binda.
La produzione nel periodo post-bellico conosce una fase altalenante anche perché i macchinari sono predisposti per la produzione di carta bollata, settore in cui subisce la concorrenza delle Cartiere di Fabriano. Anche l’intervento negli anni ’30 dell’industriale cartaio Donzelli non risolve i problemi aziendali, innestati in una crisi nazionale del settore, con l’attività che prosegue tra una minaccia di chiusura e un andamento a ranghi ridotti.
La Seconda Guerra mondiale, con la difficoltà di approvvigionamento di energia e materie prime, porta alla chiusura nel 1940-41, seguita da qualche sporadica riapertura sino al 1944, quando i macchinari vengono smontati per impedirne l’asporto da parte degli occupanti.
Il secondo dopoguerra vede un continuo impoverimento sia della compagine societaria sia dell’organico, con ripetute minacce di chiusura, che si concretizzeranno nel 1958, quando cessa ogni attività.
Dopo anni di tentativi di parziale recupero oggi una parte degli edifici sono stati trasformati in hotel.
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DOCUMENTI
FONTI
Archivio del Gruppo di Documentazione Vignolese Mezaluna – Mario Menabue APS
Archivio dell’Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena
BIBLIOGRAFIA
G. Grandi [a cura di], Con la Forza dell’Acqua. Storie d’acque, di opifici, di lavoro e di uomini sul Canale di Marano, di San Pietro, del Diamante, sul Canalino Castellano, sul Trobido, progetto editoriale del Gruppo Mezaluna, Savignano sul Panaro, 2010, pagg. 207s.
AA.VV. Le cartiere del Maglio e di Brodano. 150 anni di storia della carta «andati in fumo», progetto editoriale Gruppo Mezaluna aps e Gruppo di Studi Progetto 10 Righe, Bologna, 2023


