Nasce a Modena il 19 febbraio 1915. Il padre è uno dei principali esponenti dell’anarchismo modenese. Individuato dalla polizia nel 1936 come aderente del Partito comunista, lo stesso anno è chiamato a svolgere il servizio di leva nel nono Reggimento artiglieria a Bressanone (Bolzano) ma nel gennaio 1937 è arrestato e trasferito in carcere a Modena, perché condannato a cinque anni di confino di polizia. Essendo ancora militare, finisce nel penitenziario di Portoferraio, all’Isola d’Elba.
In aprile è inviato al confino in provincia di Sassari, poi alle isole Tremiti, a Ponza e di nuovo alle Tremiti, ma queste destinazioni sono spesso intervallate da periodi di carcerazione per le continue azioni di protesta che mette in atto. Nel gennaio 1942 termina il periodo di confino, ma è trattenuto sull’isola di Tremiti come internato civile fino all’agosto 1943, quando riesce finalmente a rientrare a Modena. Richiamato alle armi come altri antifascisti usciti dal confino, è catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 e internato come militare nella Prussia orientale. Liberato il campo dall’esercito russo, in attesa del rientro in Italia si dedica alla formazione politica degli internati.
Rientrato a Modena nell’ottobre 1945, si impegna nell’organizzazione dei reduci dalla prigionia. Eletto in Consiglio comunale a Modena per il Pci nel marzo 1946, poco dopo diventa vicesegretario della Confederterra. Nel congresso della Ccdl dell’aprile 1947 è eletto nella Commissione esecutiva del sindacato. Per divergenze sorte sulla tregua mezzadrile del 1948 si interrompe la sua ascesa sindacale: accusato dal Pci di aver siglato un accordo al ribasso, senza sfruttare tutto il potenziale di lotta presente tra i mezzadri in provincia, e per “il suo atteggiamento personalistico, per indisciplina politica e manifestazioni opportunistiche” (accuse con ogni evidenza esagerate) è sostituito nel suo incarico sindacale. Continua ad avere incarichi minori nel partito e il suo caso finisce davanti alla
Commissione Centrale di Controllo del Pci.
Da questo momento inizia un lento ma progressivo logoramento del suo rapporto con il sindacato e il Partito, nonostante sia eletto in Consiglio comunale nel 1951 e nel 1956, diventando anche assessore alla polizia municipale.
Appassionato cultore della storia del movimento operaio e socialista, nei primi anni Cinquanta inizia a collaborare con l’Istituto storico della Resistenza, realizzando la mostra sulla deportazione esposta durante la prima manifestazione nazionale della Resistenza nei campi di sterminio che si svolge a Carpi l’8-9 dicembre 1955. Nel 1966 di fronte al percorso unitario avviato da socialisti e socialdemocratici dopo la nascita dei governi di centro sinistra, decide di uscire in aperta polemica dal Pci, per aderire al Partito socialista. Muore a Modena l’11 gennaio 1972.
Voci correlate
Collegamenti
DOCUMENTI
- Gavioli, B. Messerotti, E. Resca “20 anni di vita e di azione della Camera confederale del lavoro di Modena e provincia 1945-1965”, IS Modena, Modena 1965, “Fondo Ennio Resca”
FONTI
Archivio centrale dello stato, Casellario politico centrale, ad nomen
Istituto storico di Modena, Fondo Bruno Messerotti, b. 17, Dattiloscritto “Frammenti di vita vissuta nel PCI e per il PCI (1933-1966)”
BIBLIOGRAFIA
AA.VV., Un secolo di sindacato. La Camera del lavoro a Modena nel Novecento, Ediesse, Roma 2001
