Intervista a Mimì Fontanesi

SPI CGIL

Intervista a: Mimì Fontanesi (14/11/1929)
Realizzata da: Nora Sigman
Luogo: Modena
Data di realizzazione: 4 aprile 2001

 

 

Prima mi dica: nome?

Fontanesi Mimì

Nata?

A Parigi

Però!

Sì! Sono venuta fin qua per buscarmi… va beh fa niente! Il 14 novembre del ’29 … quindi ho 71 vado per i 72!

Dopo mi dà la ricetta? È impressionante …una pelle perfetta!

Quello me lo dicono tutti! Perché anche queste signore che stanno qui che mi vedono correre di qua, di là mi dicono: “Guarda io non ce la farei proprio! Non ce la farei proprio!”. Io in casa mia faccio tutto tutto… faccio anche il 730 per me, per mio figlio, per mia nuora, per il mio consuocero cioè per quelli che… e non sembra mica però ci vuole tempo anche per fare quelle cose lì perché il 730 è facile per chi conosce soltanto una pensione e basta ma dopo ci sono le deduzioni, ci sono il mutuo della casa, il cane, il gatto… perché adesso anche per il cane ci sono… si detraggono le spese…

Ah sì! Io ho un cane!

Allora 150.000 lire lei può metterlo sul 730!

Grazie!

Non lo sapeva?

Non lo sapevo!


Intervista a Beatrice 'Mina' Ficarelli

SPI CGIL

Intervista a: Beatrice Ficarelli (21/01/1931)
Realizzata da: Nora Sigman
Luogo: Modena
Data di realizzazione: 22 gennaio 2001

 

 

Prima le chiedo: nome, cognome e data di nascita

Allora mi chiamo Ficarelli Beatrice, detta Mina diciamo nel campo di battaglia perché sono più conosciuta per Mina sia a livello così sindacale che…

Ma lei non ha fatto la Resistenza?

No, no! Così è un nome, è un soprannome che davano una volta; una volta nessuno aveva il suo nome, avevano un po’ tutti un soprannome e io mi chiamavo Mina e non lo so il perché! Ma il mio nome è Beatrice. Sono nata a Soliera ma comunque diciamo che a 5 anni ero già qua a Modena, il 21 gennaio 1931 quindi ho compiuto gli anni ieri…

Auguri!

Ho fatto settant’anni ieri, quindi… una volta se lo ricordavano in di più perché era il giorno della nascita del PCI, dopo è scomparso il PCI e allora… allora io di solito mi faceva arrabbiare quando io andavo in sezione perché dicevano: “Il tuo compleanno lo dobbiamo riconoscere per forza perché è il 21 di gennaio quindi!” 10 anni dopo sono nata comunque resta il fatto che ho settant’anni insomma! …


Intervista a Aldo Costa

SPI CGIL

Intervista a: Aldo Costa (18/05/1923)
Realizzata da: Emanuele Buda
Luogo: Spi – CGIL Nonantola

 

 

Partiamo dal quadro famigliare, dove sei nato e la famiglia, il lavoro svolto dai genitori, poi da te almeno all’inizio, da questi dati…

Va bene. Io sono nato a Nonantola il 18 maggio del ’23. Mezzadri che abitavamo in via Provinciale numero 26, dunque … eravamo mio padre, mia madre, tre fratelli e due sorelle. Eravamo nell’espressione nostra di allora ‘contadini poveri’ perché mio padre prima di diventare mezzadro abitava a San Cataldo e faceva il muratore … ha fatto anche per un periodo il pollivendolo, ma poi da muratore è diventato mezzadro che quando diventò mezzadro capisci, è stata una peripezia perché per andare mezzadro devi mettere del capitale, dovevi versare dei soldi allora siamo stati a debito, cose che mi hanno detto perché io sono nato nel ’23 siamo, proprio nel ’22 sono diventati mezzadri, perciò io sono nato da un anno che la mia i mie genitori erano mezzadri, perciò in quell’occasione il padrone era un capestro perché tu pensi che bisognava andare all’elemosina per chiedere … le 50, le 100, 1000 lire per potere comprare la roba da vestirsi, per poter avere le condizioni perché il padrone diceva “va bene voi producete molto latte, siete bravi in campagna eccetera, però prima dovete pagarmi il capitale perché siccome ce l’ho messo io…”. Allora tutti gli anni se c’erano degli utili li teneva lui per pagarci il capitale bestiame. E nel 1929, ricordo questo episodio, io avevo appena cominciato ad andare a scuola, ci fu l’anno del gelo, che gelò la vite e oltre al gelo della vite con l’aborto abortirono tutte le vaccine nella stalla, sicchè anzichè concorrere al pagamento dei debiti che si era con il padrone, non solo non si è concorso ma si erano aggravati, hai capito? In queste condizioni tu puoi immaginare quali sono state le condizioni in cui vivevano i miei genitori. Io queste cose le ho poi sapute nel tempo perché 6, 7 anni cosa vuoi che … io ero un ragazzino, un bimbo come gli altri che cercavo di fare arrabbiare qualche volta i genitori, perché era poi così… fare queste cose, ma del resto io poi sono andato a scuola ho fatto la quarta, fino alla quarta elementare a Navicello…


Intervista a Fiorildo Fiorini

SPI CGIL

Intervista a: Fiorildo Fiorini (02/05/1920)
Realizzata da: Emanuele Guaraldi
Luogo: Spi – CGIL Modena

 

 

Ma poi le riprendiamo durante l’intervista… le prima domande riguardano ecco i dati personali, allora …

Fiorini Fiorildo, Castelfranco Emilia, 2 maggio 1920, risiede a Modena in via S. Anna al 209, telefono intestato il 314820, che non risponde mai nessuno, perché il cane non ha ancora imparato a rispondere ci siamo solo io e lui …

Ho capito.

E la moglie se n’è andata purtroppo, ed era questa una della commissione interna e ricordo che mi fece delle battaglie.

Ecco, magari la ricordiamo a proposito delle persone… ecco iscritto al partito dal Pci?

Non… non subito dopo la liberazione al Pci dal dunque liberazione ’45, ’46, ’48 … del direttivo indipendente.

Invece l’iscrizione al sindacato quand’è?

Dalla prima costituzione. Sindacato che allora si chiamava Confederterra, è nata poi la Federmezzadri, la Federbraccianti eccetera. Appena ritornati dalla prigionia.

Quali sono state le cariche ricoperte?

Incominciamo dalla prima: capolega dei mezzadri, capolega dei braccianti agricoli … di tutte e poi, e poi venni alla Camera del lavoro dopo qualche anno venni fui assunto dalla Camera del lavoro, incaricato nella Camera del lavoro, nella Federbraccianti coordinatore della zona di Modena … anche i mezzadri. Vuole saperne ancora? …


Intervista a Nella Cavoli

SPI CGIL

Intervista a: Nella Cavoli (22/02/1927)
Realizzata da: Emanuele Guaraldi
Luogo: Spi-CGIL Sassuolo

 

 

Compilo questa scheda anagrafica allora chiedendo cognome e nome…

Cavoli Nella

Data di nascita?

Il 22 febbraio del ‘27

Luogo?

Sassuolo

E poi: iscritta al partito da che anno?

Dal ’45… PCI dal ’45, mi ha preso per mano mio padre e mi ha detto ma che FGCI? Tu vai qui!

Iscrizione al sindacato invece?

Sono andata in ceramica nel ’46, ottobre del ’46, e sono stata iscritta da allora.

Ecco, brevemente, quali sono state le attività svolte appunto in ceramica…

Io ho fatto dal ’46, dall’ottobre del ’46 fino a ottobre del ’64 in ceramica… sono stata fuori due anni che ho preso un’aspettativa sindacale e lavorai qui al sindacato nella Commissione femminile. ’54 no… nel ’52-’53! Mio padre morì a novembre, io andai alla scuola sindacale l’anno dopo… due mesi a Grottaferrata, nella sede delle CGIL che aveva una scuola lì sindacale.

Ecco e poi dopo?

Poi tornai in ceramica! Volevo sentire un’altra volta l’odore della fabbrica! Mi ero un po’ spaesata, poi dopo qualche mese mi chiesero, mi fu proposto di chiedere un’aspettativa perché c’era in ballo quella questione dell’uguale lavoro, uguale salario …


Intervista a Luigi Cantergiani

SPI CGIL

Intervista a: Luigi Cantergiani (04/10/1947)
Realizzata da: Emanuele Guaraldi
Luogo: CGIL – Vignola

 

 

Devo compilare una scheda con cognome e nome…

Cantergiani Luigi

Data e luogo di nascita?

4 ottobre 1947 a Pavullo

Ecco! È iscritto al partito dal?

Io al partito, al PCI dal… aspetta pure… avevo 14 anni… nel ’61

E al sindacato?

Direi in quegli anni lì… ’62…

Perfetto! Le cariche ricoperte nel partito e nel sindacato?

Nel partito sono stato il segretario della FGCI negli anni ’60: ’63. ’64, ’65 adesso non mi ricordo bene la data però sono stato segretario della FGCI del comune dove abitavo insomma Castelvetro era… nel sindacato… io sono entrato nel sindacato nel ’69 ho ricoperto la carica subito di responsabile della Camera del lavoro di Castelvetro perché allora c’erano i segretari di categoria e allora c’era, io lo chiamo il medico della mutua, quello che faceva tutto dentro al sindacato. E lì tenevi dietro un po’ a tutto! Entrai nel sindacato il 1° marzo del ’69 e da quella data lì…

A Castelvetro?

A Castelvetro e poi ho girato diversi comuni della zona… ma sono sempre rimasto qui nella zona di Vignola…


Intervista a Renato Botti

SPI CGIL

Intervista a: Renato Botti
Realizzata da: Andrea Pantaleoni

Luogo: Camera del lavoro di Carpi
Data di realizzazione: 27 gennaio 2000

 

 

Cominciamo da com’era la tua famiglia d’origine. Che cosa faceva tuo padre, che cosa faceva tua madre?

Io vengo da una famiglia contadina la cui origine viene da Finale Emilia dove poi siccome che le case non sono di proprietà, erano abbiamo, di tanto in tanto, cambiato casa. Io penso di averla cambiata se stiamo a contarle tutte bene bene, 15-16 volte, di casa. Fino ad arrivare a San Marino dove abito adesso che l’ho fatta io a tempo perso come hanno fatto tanti … e quindi da Finale Emilia che è nato mio padre e mia madre che è nata a Rivara di San Felice ci siamo trasferiti nella zona di Mirandola e poi di Medolla, di San Prospero e poi siamo ritornati indietro verso Mirandola e lì ho incominciato a conoscere, a imparare la vita perché noi, alla nostra età non è che 12, 13 anni uno sapesse tante cose insomma si viveva in famiglia, si andava a scuola, chi ci andava a scuola! E poi qui non è che c’erano tanti negozi: mangiare quello che c’era e poi si dava una mano che so nella stalla, a fare quei lavori lì di casa ma non è che ci fosse altra vita insomma se non erano i giochi tra noi ragazzi insomma. Quando siamo andati ad abitare l’ultima volta a Mirandola, cioè ci siamo trasferiti da San Prospero siamo andati a Gavello di Mirandola. Io lì avevo… avevo già fatto la Quinta elementare e lì ero un ragazzo e già cominciavo a vivere la vita insomma cominciavo a seguire mio padre, cominciavo a sentire che mio padre era non un socialista iscritto ma era di origine perché là c’era Gregorio Agnini, nella zona della Bassa e lì c’era un po’ questa tendenza operaia ma allora erano dei contadini ma l’influenza c’era che veniva lì e la sentivano insomma. poi nella famiglia della mamma e del papà ci sono state anche nel periodo del ‘20-’21 alcune cose che un mio cugino ha dovuto scappare da Mirandola perché era un antifascista ed è dovuto andare a Genova ad abitare! E sì un po’ queste cose si è sentite nel corso dei primi anni che ho cominciato a capire un po’ cos’era la vita e poi sono arrivati gli anni, arriviamo agli anni ‘15-’16-’17, che eravamo dentro alla guerra: abitavamo in una casa colonica che dire brutta è poco, dire brutta era poco però in una casa dove eravamo circa a un chilometro dalla strada ghiaiata … cioè c’era la strada interna dalla strada ghiaiata dove invece c’era solo il terreno che d’inverno bisognava sempre adoperare gli stivali per venire fuori … eravamo a 10 chilometri da Mirandola, a 8 o 10 chilometri da San Felice cioè non è da dire: “Adesso vado al mercato! Vado qui o vado là!” allora non si andava da nessuna parte! La domenica pomeriggio si andava nella stalla di uno o dell’altro a giocare alla carte quando eravamo ragazzotti oppure a giocare alle piastre cioè quei pochi soldini che uno aveva e basta! Cioè questa era la nostra vita là in quella zona là! …


Intervista a Assunta Bignardi

SPI CGIL

Intervista a: Assunta Bignardi
Realizzata da: Nora Sigman
Luogo: Mirandola
Data realizzazione: 20 marzo 2000

 

 

Abitavo già in questa zona…

Ma non in questa casa?

Qui ci siamo venuti… si sieda si sieda.

Questo si chiama Gavello?

Si, qui ci siamo venuti ad abitare nel 1940.

Quando è nata lei?

Nel 1926 sono nata in un comune S. Felice sul Panaro che è qui poco distante, poi siamo venuti ad abitare qui nel 1929, in un’altra abitazione padronale, poi nel 1938 siamo emigrati in Libia, i 20.000 del Duce che sono andati a fabbricare le case là e qui non c’erano per la povera gente siamo andati là han fatto una gran strada da Tripoli a Bengasi e tutta la costa della Libia fin là a casa di Dio, i soldi li han portati là, perché a dir la verità cominciando da prima che nascessi, che mio padre ha fatto la guerra del ’15-‘18 e l’han vinta, con tutto quello che c’è stato, le risorse le han portate nella costa di là dall’Istria, la Dalmazia, la Croazia, l’Albania tutta quella costa là, per far vedere tutte le cose i beni sono andati là e qui c’era la miseria.

Suo papà cosa faceva?

Si lavorava la terra qui non c’era altra risorsa, non c’erano industrie non c’era niente, non no, noi qui avevamo dei contratti a compartecipazione familiare, cioè il padrone aveva del terreno famiglia per famiglia ne lavorava una quantità poi dopo si divideva il prodotto, loro mettevano la terra noi si partecipava a con la contribuzione in base a quello che si prendeva che si prendeva il 33 per cento del prodotto, difatti abbiamo messo tanti anni dei girasoli, abbiamo portato i semi al frantoio, una fiasca di olio noi, due fiasche il padrone, solo che sull’azienda solo lì c’erano 18 famiglie, allora ogni famiglia divideva il 33 un fiasco lui due fiaschi per tutte le famiglie lui poteva anche andare non so fare la slitta che scivolava ben e noi…


Intervista a Bruno Bianchi

SPI CGIL

Intervista a: Bruno Bianchi
Realizzata da: Emanuele Buda
Luogo: Spi – CGIL Castelfranco

 

 

Partiamo come per gli altri da un rapido passaggio sulla famiglia di provenienza, genitori se eravate cioè già qui o pure come altri trasferiti da altre località della provincia.

Siamo io, sono nato a Manzolino di Castelfranco i miei genitori già da parecchi anni abitavano a Manzolino, eravamo allora dei mezzadri facevo parte di una famiglia, oltre ai genitori, avevo altre tre sorelle e un fratello, quindi eravamo in 5 figli. Proprio per questo motivi mio padre, i miei genitori fin da allora cercavano di andare alla ricerca di un podere più grande perché loro purtroppo le famiglie erano numerose e per vivere c’era bisogno di avere più terreno da lavorare quindi dopo alcuni anni riuscimmo a trovare un podere più grande e quindi trovammo così, anche un reddito leggermente migliore.

Quindi la condizione sociale volendo definire della sua famiglia come, non si può dire benestante?

Tutt’altro, si però voglio dire…

Rispetto a una famiglia di braccianti voglio dire…

Difatti, una famiglia di braccianti a volte erano costretti a lavorare quel poco che trovavano e avevano una parte dell’anno, parecchi mesi all’anno che non avevano possibilità di trovare un lavoro di non avere neanche un reddito, i mezzadri era un reddito molto, molto scarso ma l’avevano e quindi avevano bisogno così di misurarsi di distribuire quel tanto di reddito per tutta l’annata, per tutti i famigliari, però qualcosa c’era, a differenza del bracciante. Questa era una condizione leggermente migliore della famiglia del bracciante…


Intervista a Davide Benetti

SPI CGIL

Intervista a: Davide Benetti
Realizzata da: Andrea Pantaleoni
Luogo: Camera del lavoro di Carpi
Data di realizzazione: 27 gennaio 2000

 

 

Ecco io la mia esperienza: io partirei dal fatto che sono, ho appartenuto a una famiglia antifascista non militante però era contro il fascismo quindi già all’inizio della guerra io sentivo già i discorsi contro il fascismo anche se ero bambino. L’appartenenza all’antifascismo era perché molti degli antifascisti trovavano una buona famiglia, si fidavano e invece quelli che erano dei fascisti non sono mai… non che gli dicessero qualcosa ma non si trovavano bene, non avevano quell’accoglienza degli antifascisti! E quindi, dopo la Liberazione, io ero in una famiglia contadina, facevamo già parte all’attività della Federterra che è un sindacato della terra e abbiamo fatto battaglie non comuni come il lodo De Gasperi…

Quindi subito dopo la guerra…

Sì, sì, sì! E l’attività sindacale era molto importante per tutta la famiglia che partecipava! Le lotte contro le regalie, l’emancipazione in un certo qual modo! Fino al 1960 perché dal ‘50 al ‘60 si cominciava a sentire molto bene che in due sulla terra non si viveva mica! E allora lo sforzo della famiglia che è rimasta poi unita perché abbiamo fatto la casa assieme, nel ‘60 abbandonammo la terra e andammo in fabbrica! Ecco, era già, come dire, una preparazione molto grande, soprattutto dal partito di sinistra, perché era sempre un fervore … e quindi quando entrammo in fabbrica riuscii a entrare nel ‘62, nel dicembre del ‘62 incominciammo da subito, da subito a fare le battaglie. E, in verià, in quegli anni erano molto, molto difficili per un’attività sindacale che non era libera, era un’attività che doveva essere nascosta perché se lo sapevano evidentemente licenziavano: sono i primi anni…


Intervista a Luigi 'Gigino' Benatti

SPI CGIL

Intervista a: Luigi ‘Gigino’ Benatti (02/10/1926)
Realizzata da: Nora Sigman
Luogo: Finale Emilia

Data di realizzazione: 22 marzo 2000

 

 

Io nasco bracciante agricolo da padre e madre anche loro braccianti agricoli, naturalmente, e 9 figli… anzi 8 figli: 4 muoiono per la grande miseria, il freddo e ci rimaniamo io e 3 femmine. Ho cominciato a lavorare in campagna assieme ai miei genitori a 9 anni…

Quando sei nato?

Sono nato il 2 ottobre del ’26… e nel 1935 mi ricordo che ero a pulire il campo della canapa quando suonò la sirena della conquista di Addis Abeba … avevo 9 anni, erano le 4 del pomeriggio allora andiamo tutti a casa ad ascoltare il discorso del duce … non c’era nessuno che aveva la radio e un sarto che abitavamo in quel borgo di 11 famiglie era l’unico che aveva la radio, la porta fuori e tutta la gente che ascoltava il discorso del duce. Io avevo 9 anni ed ero entusiasta a sentire queste cose cosa vuoi? ero anche contento che suonassero le sirene perché così ero un po’ stanco e andavo a casa! Va bene! E poi dico, come sono diventato piano piano entrato nel sindacato …

La tua famiglia non era di tradizione socialista?

La mia famiglia era… mio padre è stato capo lega… mio padre è stato capo lega di Campodosso una frazione qui di Finale Emilia dove c’erano 2 capi lega allora perché c’erano tanti lavoratori agricoli, tanti braccianti e uno faceva il collocamento e quell’altro faceva il contatto con gli operai. Quello che faceva il contatto con gli operai era mio padre. Ma siccome che mio padre quando vedeva una cosa che non era troppo giusta era un po’ come questo qui che è andato via, Paolino, e praticamente lui, pensa bene!, si è rotto un pochino col movimento … non è che abbia smesso di essere quello che era ma diceva: “Io non faccio più il capo lega!” la fortuna vuole che proprio dopo 6 mesi mi prendono quell’altro i fascisti del 1921 e lo legano per i piedi e lo buttano su e giù per un
pozzo facendogli cantare ‘Allarme siam fascisti!’ e allora lui ha dovuto cantare perché altrimenti lo annegavano: lo mettevano con la testa nell’acqua e gli dicevano: “Canta ‘Allarme siam fascisti’!” e lui doveva cantare e poi dopo lo hanno tirato fuori. Certo che una persona quando gli fanno fare queste cose, la dignità umana viene proprio mortalmente distrutta. Mio padre è stato fortunato che appunto ha dato le dimissioni, aveva un carattere come quello al resto faceva quella fine lì anche lui! Però mio padre è sempre stato di sinistra, non ha mai preso la tessera del fascismo mai, mai, mai! …


Intervista a Ferdinando Benatti

SPI CGIL

Intervista a: Ferdinando Benatti (06/09/1927)
Realizzata da: Nora Sigman

Luogo: Massa Finalese
Data di realizzazione: 22 marzo 2000

 

 

[1ª CASSETTA]

Benatti Ferdinando, nato a?

Nato a Finale Emilia il 6 settembre 1927… già, molto tempo fa!

Di famiglia?

Sì! Bracciantile… provengo da una famiglia di braccianti.

Guerra? Partecipa alla guerra?

No! Ero piccolo… al passaggio del fronte nel 1945 in aprile io avevo allora 17 anni, insomma sì cominciavo ero un giovincello… ho comunque durante il passaggio della guerra, gli ultimi giorni siamo stati dentro ai rifugi e prima dell’arrivo degli americani e dell’andata via dei tedeschi e lì ci siamo rimasti alcune notti perché il passaggio è durato 5 o 6 giorni insomma, il passaggio degli americani che sono, che hanno poi praticamente liberato la zona. E lì, durante queste notti, ricordo che ero ragazzino piccolo, c’era una signora mia vicina di casa con un bambino piccolo e l’ho portato parecchie volte in spalla per passare da un rifugio all’altro; c’erano in campagna dei rifugi a zig zag che erano scavati appunto dai tedeschi e li usavamo noi perché loro erano scappati insomma, oppure si stava, ad esempio, nelle stalle o nei fienili, durante la notte in attesa del giorno. E poi quegli anni sono passati all’indomani, dopo un po’ di giorni, qualche settimana abbiamo messo insieme l’organizzazione del sindacato…


Per informazioni:
info@storie.cgilmodena.it

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